Stromboli

Stromboli e il mito del fuoco, la sua valenza divina ed ipnotica

Stromboli è per me un luogo magico, punto di arrivo e ripartenza che ha caratterizzato i percorsi della mia esistenza. Lì è nato uno dei primi articoli realizzati per la rivista “Neuroscienze Anemos”, reportage che mi ha successivamente portato a poter collaborare con “La Stampa” a Torino. Ma oltre il mio lavoro, sulla sommità del Vulcano, mi sono interrogato su cosa volessi fare nella mia esistenza. A Stromboli tutt’ora ho amici, che ritrovo ogni anno in una dimensione nuova e al contempo immutata. Sotto Iddu, il maestoso vulcano mai quieto, mi perdo e mi ritrovo.

Fin dall’antichità il fuoco ha sempre rappresentato per l’umanità una parte centrale della sua evoluzione. Controllare il fuoco ha rappresentato una delle prime conquiste del genere umano, che si è trovata ad affrontare questo elemento, mai del tutto domato, con una certa soggezione. Il fuoco è una forza instabile: sfugge, degenera, aizzando le paure più profonde dinanzi la sua forza distruttiva. Una paura capace di far vibrare gli istinti più ancestrali. La paura di chi si trova ad affrontare il fuoco incontrollato, una lotta che trascende l’attimo e che porta ad un vero confronto con sé stessi.

Il fuoco è capace di portare ad una vera e propria ipnosi per chi si confronta con esso, bloccando la mente ed il corpo. Quante volte ci siamo trovati ad osservare una fiamma, perdendo consapevolezza del mondo circostante, fissando quel movimento così simile ad una magica danza? Un camino acceso a riscaldare una fredda casa, assaporando la quiete di un momento, o il terrore nel trovarsi circondati in un pericoloso incendio. Due facce della stessa medaglia.

Il Mito del Fuoco

Le sensazioni dinanzi le fiamme hanno accompagnato il genere umano fin dall’antichità. Fuoco che ha assunto caratteri divini, visto come dono e maledizione, come si evince dal mito di Prometeo. Egli rubò il fuoco donandolo agli uomini, permettendo loro di evolversi ma, allo stesso tempo, attirando sul genere umano la collera degli dei per uno strumento che non sarebbe mai stato totalmente sotto il loro controllo. Quello stesso fuoco che i Greci fecero diventare Efeso, nella sua veste di distruttore e creatore, dio del fuoco ma anche dell’ingegneria e della tecnologia. Un mito che i Romani accolsero nei propri usi e costumi, venerando il dio del fuoco Vulcano, la cui leggendaria fucina fu collocata dagli antichi nei pressi dei maestosi vulcani del Sud Italia.

E proprio nella più recondita delle isole Eolie, Stromboli, al giorno d’oggi ancora si festeggia il fuoco, l’arte del plasmarlo, ipnotizzando il pubblico presente. Un’isola di poco più di 12km quadrati, caratterizzata dal vulcano di Stromboli, uno dei più attivi al mondo. Ma non è l’impressione che si ha arrivando nel caratteristico porto di Stromboli. Piccole case bianche macchiano un territorio verdeggiante ai piedi del vulcano. Un vulcano che però inganna: alto 926 metri, con un’attività vulcanica pressoché ininterrotta, con periodi di attività più intense. Attività che si evidenzia in particolar modo sul versante nord-ovest dell’isola, la “Sciara di Fuoco”, una vasta depressione creatasi all’incirca 5000 anni fa. Un luogo in cui si possono ammirare magnifiche colate di lava fino al livello del mare, ove la forza del vulcano si manifesta in tutta la sua maestosa potenza.   

Il Documentario Stromboli – Fuoco e Terra tra Mare e Vento

Stromboli” è un documentario che ha l’ambizione di raccontare le sfaccettature di un’isola magnifica, in bilico tra le sfide del presente ed un antico Vulcano mai domo. Attraverso racconti, video e testimonianze, il documentario ripercorre la storia del territorio, le sfide delle persone che in quelle terre hanno deciso di fermarsi, le vicende di chi ha vissuto l’isola e di chi continua a viverla. Con il mio collega Elis Karakaci abbiamo vissuto l’isola, le persone che ci hanno accolto, raccontando la loro storia personale e quella dell’isola. Parallelamente si è dato spazio a due importanti eventi che si sono svolti a Stromboli durante le riprese: il “Teatro EcoLogico” e la “Festa del Fuoco”. La Festa Teatro EcoLogico è un’occasione unica al mondo di teatro, musica e danza e altri incontri tutti rigorosamente a “spina staccata”, vale a dire senza utilizzare la corrente elettrica per l’illuminazione e l’amplificazione delle performance. Una proposta attenta all’ambiente, un progetto di disinquinamento acustico e soprattutto la scelta artistica di riportare al centro dell’azione scenica l’uomo, la sua voce, il suo corpo, la sua capacità di mettersi in relazione senza filtri o effetti artificiali.

La Festa del Fuoco

Una serie di eventi che celebrano il fuoco, accompagnati dalle magnifiche eruzioni del vulcano che illuminano di rosso il cielo notturno. Un cielo stellato capace di mozzare il fiato, pressoché incontaminato da qualsiasi altra forma di inquinamento luminoso. Cornice maestosa data dall’isola più lontana dell’arcipelago che ben si lega alla celebrazione degli innumerevoli modi con il quale l’uomo può artisticamente manipolare il Fuoco. Seguendo tale passione comune, artisti da tutto il mondo si ritrovano ai piedi del vulcano per mostrare le loro suggestive performance con l’elemento imprescindibile del fuoco vero protagonista di ogni spettacolo.

Mangiatori di fuoco, ma anche giocolieri ed acrobati, che per tutta l’isola giocano con il Fuoco, con una serie di esibizioni degni dei migliori spettacoli di magia. Suscitando seduzione e sfida per quegli uomini e donne che tentano di controllare la sua natura imprevedibile. Fuoco ammaestrato tra le mani sapienti di chi ha imparato a plasmarlo a propria volontà, senza mai smettere di rispettare la sua pericolosa natura. Ed è proprio questa ambivalenza a rendere unico l’evento prodotto. Bambini e bambine, ma anche adulti di ogni età, si sono ritrovati a guardare con i medesimi occhi increduli gli spettacoli offerti. Il fuoco raggiunge il massimo della sua potenza ipnotica, mentre un lungo fremito di paura e ammirazione attraversa l’intera platea durante gli esercizi più pericolosi ma allo stesso tempo suggestivi e spettacolari.

Tanti anni fa, durante una delle prime edizioni, mi sono ritrovato catapultato in un mondo parallelo. Un avvenimento che è stato definito dal suo ideatore August Schuldes un “festival intimo”, dove tutti i visitatori possono assistere agli spettacoli a pochi metri dai palchi allestiti, anch’essi attentamente studiati per permettere giochi di luci e fiamme, permettendo agli artisti di disporre degli adeguati spazi dove giostrare in sicurezza. Era questa la festa che voleva condividere con l’Isola, ed è stato un onore poter discutere con lui della sua idea del Festival. Una volontà che è ancora pulsante, anche ora che August non c’è più. Vive nei ragazzi di Stromboli, negli artisti che da tutto il mondo hanno imparato ad amare l’Isola, e che hanno seguito negli anni il suo sogno. Anche in mezzo alle difficoltà, in tanti aspettano il prossimo Festival, ricordando le magie di quelli vissuti.

Il Festival è una celebrazione che abbatte ogni bandiera, dove gli artisti si mischiano con il pubblico mostrando le loro abilità fino a tarda notte, pronti ad esibirsi per gli spettatori che si trovano improvvisamente egli stessi protagonisti. Un magico connubio che è reso possibile dall’ospitalità dalla comunità isolana. Quasi a voler celebrare chi, come loro, ha imparato a convivere con la maestosità del fuoco. Ai piedi di un magnifico vulcano attivo che regala esplosioni di magma di rara bellezza.

Trovarsi e ritrovarsi

Un legame tra la bellezza incontaminata dell’isola e quelle tracce che ne hanno segnato la sua esistenza, a volta in maniera tragica. Ed è proprio questo spirito di amore e reverenza verso il vulcano ad unire chi rischia di essere catturato dal fascino magnifico di un’isola magica. Una passione comune, il trovare o ritrovare una propria identità, con il desiderio di un confronto delle esperienze acquisite ma che possa esulare anche l’arte e fondersi con una maggiore consapevolezza della condizione precaria e passeggera dell’essere umano ai piedi di un vulcano mai quieto.

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