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Spazio Poi | Quando il video diventa parte della strategia di comunicazione.

Ogni nuovo luogo ha bisogno di essere raccontato prima ancora di essere visitato.

Per l’apertura di Spazio Poi, il nuovo centro culturale gestito dall’associazione Extopia nel cuore di Caltagirone, ho collaborato con la Social Media Manager Verdiana Scivoli per sviluppare una comunicazione video capace di accompagnare il pubblico in due momenti differenti dello stesso racconto.

L’obiettivo non era semplicemente mostrare gli spazi, ma costruire aspettativa, identità e coinvolgimento attraverso un linguaggio pensato per i social media.

Il progetto si è sviluppato in due produzioni complementari.

Primo video: Spazio aperto

Il primo video anticipa l’arrivo di Spazio Poi, e diventa parte della strategia di comunicazione.

Attraverso immagini della città, movimenti fluidi e una narrazione costruita per suggestioni, il pubblico viene accompagnato verso un luogo ancora da scoprire.

Il ritmo è volutamente cinematografico: l’attenzione si concentra sulle persone, sul percorso e sull’atmosfera, trasformando l’attesa in curiosità.

Secondo video: quello che sarà

Il secondo contenuto racconta invece uno spazio in procinto di essere vissuto. Il linguaggio cambia: il montaggio diventa più energico, i passaggi tra le scene più dinamici e il ritmo accompagna la scoperta degli ambienti, delle attività e della comunità che anima il progetto.

Mostre, laboratori, caffè sociale ed eventi diventano così il cuore di una narrazione che restituisce l’identità di uno spazio aperto alla città e alle persone.

Il progetto portato avanti da Extopia – con cui ho collaborato anche nei Talk del Short Film Fest – rientra tra le iniziative sostenute da ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani, la principale rete istituzionale che rappresenta i Comuni italiani e promuove lo sviluppo, l’innovazione e la valorizzazione dei territori attraverso progetti di interesse pubblico.

Una scelta stilistica precisa

Quando il video diventa parte della strategia di comunicazione. Entrambi i video rinunciano quasi completamente all’uso della parola.

Nessuna intervista, nessuna spiegazione, nessuna narrazione tradizionale.

Solo immagini, ritmo, suono e movimento.

Una scelta che permette allo spettatore di vivere l’esperienza prima ancora di comprenderla razionalmente.

In un contesto comunicativo spesso saturo di informazioni, questa sottrazione diventa un elemento distintivo: il video non impone una lettura, ma invita ciascuno a costruire la propria.